Antigone di Giuseppe Diotti

Sontuosa e monumentale ritorna in Accademia Carrara Antigone condannata a morte da Creonte dipinto terminato nel 1845 da Giuseppe Diotti. L’opera, testamento artistico del maestro, a seguito di un lungo restauro torna visibile al pubblico trovando in museo una sua collocazione permanente.

 

 

 

Giuseppe Diotti

Casalmaggiore 1779 – 1846

Antigone condannata a morte da Creonte

1834-1845

olio su tela

commissione dell’Accademia Carrara, 1834

 


IL DIPINTO

«L’argomento è l’incontro di Antigone con Argia, nel momento in cui la prima era trascinata al suplizio, e l’altra in esilio», scrive Diotti nel luglio 1834, indicando nella tragedia di Alfieri la fonte della sua ispirazione.

Il fulcro generatore dell’azione scenica è il tiranno Creonte, raffigurato al centro, mentre consegna Antigone ai suoi carnefici, strappandola con la forza ad Argia. Alle spalle di Creonte è collocato Ipseo, il malevolo confidente del tiranno, con il volto in gran parte coperto dal mantello. Un armigero e il boia, rappresentato a torso nudo, trascinano la figlia di Edipo verso il suo misero destino, mentre un’ancella chiede disperatamente pietà per lei. A destra, sullo sfondo, due uomini scavano la fossa, allusione al supplizio di Antigone. Il gruppo di figure sulla sinistra è invece imperniato sul personaggio di Argia, che cade svenuta tra le braccia di una guardia e di un’ancella quando viene a sapere della condanna a morte decisa per la cognata. In mano ha ancora il vasetto con le ceneri del marito Polinice, a cui Antigone aveva dato sepoltura nonostante il divieto di Creonte. A completare questo gruppo, la figura di una plorante che si copre il volto con la mano avviandosi verso la città di Tebe, raffigurata in alto sopra la rupe.

Il dipinto è richiesto a Diotti, Direttore della Scuola di Pittura dell’Accademia Carrara, dagli amministratori dell’istituzione bergamasca nell’aprile 1834. Dopo un’estenuante discussione sul soggetto da trattare, l’artista si mette all’opera: il bozzetto è terminato poco prima di Natale, mentre il cartone preparatorio (oggi all’Accademia Tadini a Lovere) viene completato tra l’inverno e la primavera del 1837. Sono necessari altri otto anni per portare a termine la monumentale tela, consegnata soltanto nel marzo del 1845. Afflitto da tempo da una salute cagionevole, Diotti muore pochi mesi dopo, il 30 gennaio 1846.

 

IL RESTAURO

Le vicende dell’Antigone successive al suo arrivo in Accademia Carrara non sono meno tormentate di quelle della sua esecuzione. Esposto inizialmente nel salone al secondo piano dove si tenevano le cerimonie ufficiali dell’istituzione, ben presto il dipinto fu percepito come il relitto ingombrante di un’epoca passata: dopo aver subito diversi spostamenti, la tela venne rimossa dal percorso espositivo durante il secondo conflitto mondiale. Ritrovata nel 1976 nei depositi del museo, avvolta su di un rullo dal diametro minimo e con il colore rivolto verso l’interno, l’Antigone fu oggetto di un lungo e complesso lavoro di recupero condotto da Bruno Sesti e Delfina Fagnani. Iniziato nel 1991 e terminato due anni dopo, il restauro si conclude idealmente soltanto oggi grazie all’intervento realizzato di nuovo da Delfina Fagnani.

Le fasi del recupero conservativo eseguite nel primo intervento su quest’opera, talmente degradata da  essere considerata allora ormai perduta, avevano previsto un iniziale cauto svolgimento della tela dal rullo accompagnato dall’utilizzo di vapore acqueo per ammorbidire i materiali pittorici ormai irrigiditi,  riportando alla luce una superficie compromessa dal distacco di diffusissime cadute di colore, che giacevano in parte sparse sull’intera area, ed molte altre fortunosamente ancora aderite ad una carta giapponese servita a proteggere il colore stesso prima dell’avvolgimento. Le operazioni di riadesione e corretta ricollocazione di tutte queste piccole mattonelle di colore, come in un grande puzzle, e l’applicazione sul verso del dipinto di una nuova tela di sostegno a quella originale indebolita, garantiscono a tutt’oggi il buono stato conservativo dell’intera opera. Per le soluzioni riguardanti la lettura della composizione dipinta, attuate in prima istanza trent’anni fa con una scelta di un recupero pittorico parziale delle perdite di colore, si è completata oggi con il ripristino delle lacune allora lasciate esposte.