È NOSTRO OSPITE:  BOCCACCIO BOCCACCINO

dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia arriva a Bergamo il capolavoro del pittore ferrarese

 

Schermata 2016-03-24 a 18.21.10

 

Boccaccio Boccaccino è fra’ i Cremonesi ciò che sono il Ghirlandajo, il Mantegna, il Vannucci, il Francia nelle scuole loro; il miglior moderno fra gli antichi, e il miglior antico fra’ i moderni. Luigi Lanzi, Vite dei pittori antichi, 1795-1796

 

Un nuovo ed eccezionale prestito realizzato grazie alla collaborazione con Gallerie dell’Accademia di Venezia. Il capolavoro di Boccaccio Boccaccino entra in dialogo con un’intera Sala di Accademia Carrara. Una proposta che grazie alle caratteriste dello straordinario Nozze mistiche di santa Caterina, dall’imponenza leggiadra delle figure al colore morbidissimo, dalla capacità analitica del paesaggio alla ricchezza del racconto, si confronta e amplifica con la pittura circostante di Moretto, Romanino, Altobello Melone, Tiziano, Palma il Vecchio, Pordenone. Come in un rinnovato percorso l’opera accende una nuova narrazione.

 

Scheda opera

Boccaccio Boccaccino, Nozze mistiche di santa Caterina d’Alessandria e i santi Rosa, Pietro, Giovanni Battista, 1506c, tempera e olio su tavola, Venezia, Gallerie dell’Accademia. L’opera pervenne alle Gallerie dell’Accademia di Venezia nel 1838 per legato di Girolamo Contarini. Opera di grande importanza, riporta la firma del pittore e pone l’accento su un punto cronologico fermo nella carriera di un artista che ne è avaro. Emerge dal capolavoro la capacità di rielaborare spunti diversi, Giorgione dei Tre Filosofi, con le figure immerse nel paesaggio, così come la memorabile Festa del Rosario di Dürer, conclusa in quel medesimo anno a Venezia. In un vasto paesaggio tre santi assistono all’episodio principale: il Bambino, in braccio alla Madre, porge l’anello a Santa Caterina d’Alessandria. Il fondo non solo è animato da case, alberi, ruscelli, ma anche da episodi dell’infanzia di Cristo. A partire da sinistra riconosciamo, l’Annuncio ai pastori, la fuga in Egitto e i Magi a cavallo, che sembrano quasi costituire l’antefatto dell’episodio che si svolge in primo piano, a cui lo spettatore è chiamato a partecipare dalla figura di san Pietro vista di spalle. Il gruppo principale è spostato sulla sinistra, accolto in una nicchia di spazio formata dai manti di Santa Caterina e San Pietro, eppure ne avvertiamo la centralità perché verso di esso convergono tutti gli sguardi dei diversi personaggi. Il Bambino, fissando il viso della Madonna quasi a cercarne l’approvazione, porge l’anello a Santa Caterina abbigliata con straordinaria ricchezza (non dobbiamo dimenticare che la santa era di stirpe regale): maniche di broccato, veste di damasco d’oro e un copricapo di foggia vagamente orientale che le immerge gli occhi nell’ombra. Invece è volta verso di noi, quasi a chiamarci come testimoni, Santa Rosa, dall’ovale perfetto e dall’espressione dolcemente interrogativa. Ritmo, simmetria, scansione spaziale, sono resi vitali da questa capacità di cogliere piccole verità toccanti descritte in modo analitico: sguardi attenti, costumi ricchi e variati, alberi precisamente riprodotti. Elementi tutti che fanno di quest’opera un capolavoro della maturità del pittore.

 

Biografia

Boccaccio Boccaccino (Ferrara [?], ante 22 agosto 1466 – Cremona, 1524-25) figlio di un ricamatore cremonese stipendiato dalla corte estense di Ferrara è un pittore inquieto che nel corso della sua vita ha toccato alcuni dei più importanti centri della cultura artistica italiana: Ferrara, Venezia, Milano, Cremona, Roma. Città fervide di incontri dove si elaboravano strade figurative nuove, a Milano con Bramante e Leonardo, a Venezia con Giovanni Bellini, Giorgione e poi Tiziano, i quali vi muovono i primi passi, e Dürer; Bramante a Roma, insieme a Michelangelo e soprattutto Raffaello, impegnato a dipingere le stanze Vaticane. Boccaccino è attento e aperto a nuove suggestioni che elabora in modo originale, dall’ampio respiro spaziale alla monumentalità delle figure unite a un colore morbidissimo, dalla cangiante luminosità. Un’antologia della sua opera, al più alto livello qualitativo è conservata nel Duomo di Cremona dove: a partire dal 1506 decora l’arco trionfale e l’abside e, tra il 1523 e il 1524, la navata con Storie di Vita della Vergine. In queste, che sono tra le sue ultime realizzazioni, la calma solenne delle sue figure si spezza, in favore di una espressività più forte e immediata, segno dell’attenzione che il maestro ormai anziano sapeva riservare ai pittori della nuova generazione irregolare e anticlassica, come Romanino e Altobello Melone.

 

Il progetto “è nostro ospite” è sostenuto da

 

audi-bonaldi