Federico Zeri (Roma, 1921 – Mentana, 1998)

Il personaggio

Storico dell’arte di statura internazionale ed erede di una illustre tradizione di “conoscitori”, Federico Zeri non fu stato soltanto un fuoriclasse nella sua disciplina, ma un personaggio poliedrico: brillante scrittore, caustico polemista, eccentrico collezionista; una figura di spicco della cultura italiana della seconda metà del Novecento. La sua biblioteca e la sua fototeca sono state donate all’Università di Bologna, mentre all’Accademia Carrara di Bergamo Zeri ha lasciato un nucleo di 46 sculture che hanno arricchito significativamente le collezioni del museo.

 

Federico Zeri, abitazione, Mentana 1990

 

Un conoscitore tra due continenti

Allievo di Pietro Toesca, Federico Zeri frequentò fin da giovane i maggiori storici dell’arte dell’epoca: da Bernard Berenson a Roberto Longhi, da Denis Mahon a John Pope-Hennessy. Nel 1948 fu nominato direttore della Galleria Spada di Roma, ma all’inizio degli anni Cinquanta abbandonò gli incarichi nella Pubblica Amministrazione per iniziare una carriera di studioso autonomo.

Il suo talento di conoscitore gli garantì una rapida affermazione presso alcuni dei maggiori antiquari e collezionisti dell’epoca, come Vittorio Cini, John Paul Getty, Alessandro Contini Bonacossi e Daniel Wildenstein. Particolarmente strette erano le relazioni con gli Stati Uniti, dove Zeri insegnò e dove collaborò alla catalogazione delle raccolte di numerosi musei, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York.

Il rapporto di Zeri con il mondo della cultura italiana fu invece piuttosto travagliato. Inflessibile fustigatore dei danni perpetrati al patrimonio artistico e paesaggistico, nel suo paese rimase una figura isolata.

 

 

I libri

Federico Zeri è stato autore di numerosi articoli per riviste scientifiche, raccolti successivamente in cinque volumi intitolati Giorno per giorno nella pittura (1988-1998), ma anche di libri memorabili. Pittura e Controriforma (1957) è una ricerca pionieristica sul tardo Manierismo a Roma, mentre Due dipinti la filologia e un nome (1961) è un’indagine avvincente su un anonimo pittore, il Maestro delle Tavole Barberini, successivamente identificato con l’urbinate fra Carnevale. A lungo collaboratore di quotidiani e settimanali, Zeri ha inoltre raccolto i suoi testi d’occasione in volumi di grande successo, tuttora ristampati, come Mai di traverso (1982) e Inchiostro variopinto (1985).

 

 

Zeri e l’Accademia Carrara

Il rapporto di Zeri con l’Accademia Carrara risale all’inizio degli anni Cinquanta, quando negli articoli dello studioso compaiono i primi riferimenti a opere del museo bergamasco. La scoperta più sorprendente fu nel 1953 l’attribuzione al giovane Altobello Melone della Madonna con Bambino e san Giovannino (inv. 58 AC 00204). Nei decenni successivi gli incontri di Zeri con le opere del museo si diradarono, ma il legame con la Carrara si rinsaldò in occasione delle ricerche che condussero nel 1986 alla pubblicazione del catalogo scientifico della raccolta di Giovanni Morelli, in collaborazione con l’allora direttore Francesco Rossi.

 

 

Il lascito al museo

L’ultimo episodio della lunga amicizia di Zeri con il museo fu la decisione, già maturata alla fine degli anni Ottanta, ma espressa ufficialmente nel testamento, di donare all’Accademia Carrara la propria raccolta di sculture, che veniva a colmare una lacuna nel patrimonio dell’istituzione bergamasca.

Il legato divenne effettivo dopo la morte dello storico dell’arte; nell’attuale allestimento dell’Accademia Carrara, alla collezione di sculture di Federico Zeri è dedicata la sala XXIV.