Giovanni Morelli (Verona, 1816 – Milano, 1891)

Medico, senatore, storico dell’arte

Medico, senatore del Regno d’Italia, storico dell’arte, Morelli è stato un personaggio poliedrico con interessi in campi diversi.

Una salda istruzione scientifica, acquisita nell’università di Monaco di Baviera, è alla base del suo metodo di attribuzione dei dipinti. I numerosi viaggi nelle capitali europee e in Italia, dove venne a contatto con i maggiori intellettuali del tempo e visitò collezioni private e musei, completano la sua educazione intellettuale e artistica. Convinto sostenitore dell’unità d’Italia, nel 1848 partecipò ai moti insurrezionali di Milano e nel 1860 venne nominato senatore per meriti patriottici.

 

Il metodo di Morelli

Studiando le opere di Botticelli, Morelli aveva notato che nelle figure le orecchie e le mani erano dipinte in modo analogo. Tali osservazioni, estese dapprima all’allievo di Botticelli, Filippino Lippi, e poi agli altri maestri fiorentini, conducevano allo stesso risultato: ciascun pittore concepiva in un modo pressoché identico, e nel contempo suo peculiare e diverso dagli altri, la forma dell’orecchio, della mano, delle unghie, dell’occhio. Il metodo, fondato quindi sul confronto delle forme, consentiva di attribuire le opere a un artista specifico e di distinguere gli originali dalle copie.

 

Fortuna del metodo morelliano

La rivoluzione introdotta da Morelli nella storia dell’arte ha avuto una risonanza europea. Basterebbe mettere in fila le varie edizioni dei suoi scritti (pubblicati tra il 1874 e il 1891) per verificare come le sue idee si siano rapidamente propagate dalla Germania all’Inghilterra e di ritorno fino all’Italia. Il suo grande avversario, lo storico dell’arte Wilhelm von Bode, aveva parlato della diffusione di un’epidemia, “la Lermolieffmanie”, riferendosi allo pseudonimo Ivan Lermolieff dietro il quale si celava Morelli, che pubblicava i suoi scritti come opera di questo misterioso studioso russo, nella traduzione tedesca di un altrettanto inesistente Johannes Schwarze, residente nella immaginaria Gorlaw, cioè Gorle presso Bergamo.

 

La collezione di uno storico dell’arte

Giovanni Morelli costituì la sua raccolta seguendo il proprio gusto e i suoi interessi di studioso, ma senza uno specifico programma. I primi acquisti risalgono alla metà degli anni Cinquanta, quando si procurò il Ritratto di giovane di Ambrogio de Predis e il San Giovanni Evangelista e la Santa Marta di Bergognone. Tuttavia, è soprattutto nel corso degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta che la raccolta cominciò ad ampliarsi, anche grazie all’aiuto del cugino Giovanni Melli, al quale Morelli fece acquistare diversi dipinti che poi per eredità giunsero nelle sue mani. Opere fiorentine, senesi, umbre che provenivano dalle antiche famiglie toscane; dipinti emiliani e ferraresi comprati alla vendita della prestigiosa collezione Costabili; e infine le perle della collezione: il Giovane fumatore di Molenaer, le Storie di Virginia romana di Botticelli, entrambe acquisite alle aste del Monte di Pietà di Roma; il Ritratto di Leonello d’Este di Pisanello comprato a Londra.

 

Il lascito di Morelli all’Accademia Carrara

La raccolta, completata intorno al 1874, arredava le stanze dell’abitazione di via Pontaccio 14 a Milano, dove rimase sino alla scomparsa di Morelli nel 1891. L’anno seguente per volontà testamentaria giunse all’Accademia Carrara, che si arricchì della collezione di uno dei più grandi storici dell’arte dell’Ottocento. 117 dipinti e 3 sculture che furono ordinate nel 1892 da Gustavo Frizzoni, amico e fedele seguace di Morelli e del suo metodo, in due sale del museo intitolate al senatore e quindi illustrate in un catalogo a stampa.