Casa Carrara

La rubrica dell’Accademia Carrara  dove gli educatori e mediatori del Museo raccontano la loro opera preferita delle collezioni con dei video-selfie direttamente da Casa loro.

 


Opera: Uomo con candela accesa e caraffa di vino di Mattias Stomer

 

Buongiorno a tutti, mi chiamo Cristina e sono una tirocinante dei Servizi Educativi dell’Accademia Carrara. Oggi casa mia si trasforma per un minuto in Casa Carrara e vi presento Uomo con candela accesa e caraffa di vino di Mattias Stomer.

Ho scelto di presentarvi quest’opera perché ha fatto parte del primo percorso che ho progettato in Accademia Carrara, in occasione delle attività organizzate dal Comune di Bergamo per festeggiare Santa Lucia. Ideare questa attività si è tramutata per me in un’occasione speciale, in cui ho scoperto questa splendida tradizione bergamasca e ho condiviso con i miei colleghi, durante uno dei nostri soliti e desiderati pranzi, ricordi invernali e piccoli “momenti di Natale” della nostra infanzia.

L’uomo, con una caraffa di vino rosso in mano, vestito elegantemente e con un cappello piumato in testa, è immerso nell’oscurità della sua stanza ed illuminato soltanto dall’esigua luce di una candela. Il dipinto è tipico della produzione dell’artista, che spesso nascondeva rappresentazioni allegoriche di stagioni e dei cinque sensi. Ogni volta che incrocio il suo sguardo dall’occhio arrossato e osservo il suo sorriso contento, mi ricordo della nostra allegra tavolata in ufficio e i dolci racconti di quel giorno.

 

by Cristina Dal Mino


 

Opera: Sacra famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto

by Alessandra Beltrami


 

Opera: Ritratto di Leonello d’Este di Pisanello (Antonio di Puccio Pisano)

 

Buongiorno a tutti, oggi vi accolgo nella mia casa che per l’occasione diventa casa Carrara! ll quadro di cui vi voglio parlare è il ritratto di Leonello d’Este realizzato per mano di Pisanello. Si tratta di un’opera che parla d’amore: ce lo dicono le rose, ma anche il nodo appena dietro le spalle del protagonista. Ci racconta anche la distanza perché Lionello aveva fatto realizzare questo quadro per la sua lontana giovane amata. Chiamò due pittori e tra di loro fece una singolar tenzone: solo il quadro più bello sarebbe stato inviato! Oggi è consolante pensare che del quadro che ha vinto quella gara non si hanno più notizie, del quadro che aveva perso… Beh, quello ce l’abbiamo ancora sotto agli occhi!
Questo quadro racconta una mia emozione. Qualche tempo fa infatti mi era capitato di accompagnare in museo un gruppo di persone della mia valle, la Valle Imagna, persone che conosco da quando sono nata. Finito il giro ad un certo punto mi si è avvicinata la mamma di un ragazzo ipovedente e mi ha sussurrato all’orecchio: “Grazie, hai saputo far vedere i quadri anche a Francesco!”. Non potete immaginare l’emozione fortissima nel mio cuore! E’ stata un’esplosione! Ecco allora che sono corsa in aula didattica, ho recuperato la versione tattile del dipinto gliel’ho fatta toccare!!

 

By Veronica Masnada


Opera: Madonna che allatta il Bambino di Maestro bramantesco (Bernardino Bergognone ?)

 

La cura e la bellezza

 Ho scelto l’opera dal titolo Madonna che allatta il Bambino, attribuita al maestro bramantesco, della fine del Quattrocento, che si trova nella sala 10.

Ero certa di aver fatto una scelta razionale, legata alla mia formazione di paesaggista e con l’intenzione di fare un omaggio alla nostra terra, in questo tragico momento storico: un’opera fortemente legata al territorio lombardo, una Madonna “contadina”, inserita nella cornice di una cascina della bassa pianura, intenta in attività domestiche, l’allattamento in primo piano e la cura degli animali, sullo sfondo.

Ma riguardando l’opera, ho ripensato alle sensazioni che suscitava in me in altri tempi con il biancore delle carni della Madonna e del bambino, sensazioni quasi di disagio, di malessere, di malattia, allora ho capito, mio malgrado, il perché della mia scelta …e mi sono costretta a riguardarla!

Mi sono resa conto che, proprio per le sensazioni accennate sopra, non mi ero mai troppo soffermata sui tratti e sull’espressione di questa donna, sulla dolcezza e sulla tenerezza dei suoi gesti e, ancora, sulla bellezza del graticcio di rose alle sue spalle, che sono in fiore, che ci anticipano il tepore del mese di maggio.

…e  mi sono profondamente emozionata, perché proprio andando oltre al biancore dell’incarnato, segno di malattia e fonte di malessere, ci sono i dolci gesti quotidiani, la cura dei nostri cari e c’è la bellezza della natura che ci consola.

 

by Alberta Colombo

 


Opera: Strumenti musicali –  Evaristo Baschenis

 

A suon di ditate
Il dipinto “Strumenti musicali” di Evaristo Baschenis è l’opera che ho scelto all’interno della collezione dell’Accademia Carrara, quella che mi dà una maggior sensazione di familiarità: il racconto e l’ammirazione di mia madre per questo pittore me la rendono cara da sempre. All’interno della serie di sei tele (tutte raffiguranti nature morte, anche legate a interni di cucina) di cui fa parte questo dipinto preferisco le composizioni in cui Baschenis dispone strumenti musicali dipinti con grande maestria. Inoltre quest’opera più di ogni altra è in grado di testimoniare la grandezza di cui l’artista viene riconosciuto capace: immortalare un tempo sospeso, che però viene catturato nel suo trascorrere dalla polvere depositata sugli strumenti silenziati, resa evidente da apparenti ditate.

L’atmosfera del dipinto mi fa venire voglia di trattenere il respiro per non disturbare quella stanza turbata solo dal lento depositarsi del tempo. Mi suscita un sentimento di curiosità e meraviglia per la delicatezza nella rappresentazione e per la presenza umana solo suggerita. Il pensiero torna a quell’immagine in questo eccezionale momento storico, perché mi pare capace di parlarci attraverso i secoli e racchiudere i sentimenti che ci pervadono tutti: la sospensione che caratterizza il limbo in cui ci troviamo a vivere, senza un orizzonte temporale di fine e l’attesa. Ma soprattutto l’efficacia e l’importanza che stiamo tornando ad attribuire a ogni piccolo gesto e alle sue conseguenze, ogni contatto anche lieve (come una ditata) che siamo in attesa di poter di nuovo abbracciare nelle nostre vite, carico di significato. Infine la musica che ci raccontano questi strumenti è stata motivo di riscoperta vicinanza tra le persone, sui balconi, per esprimere la loro voglia di contatto e di festa.

Tutti noi, alla fine del tunnel, saremo in grado di comportarci diversamente da Miss Havisham di “Grandi speranze”: invece che lasciare che un tempo traumatico blocchi questi istanti e ci depositi sopra la sua polvere, ci riprenderemo le nostre vite a suon di ditate. Ed è un pittore bergamasco a dircelo.

by Marta Begna


Opera: Ricordo di un dolore di Pellizza Da Volpedo.

 

Ciao a tutti! Sono Elena, sono un’educatrice dell’Accademia Carrara. Oggi la mia casa diventa casa Carrara. L’opera che ho scelto di raccontarvi è di Giuseppe Pellizza da Volpedo e si trova nell’ultima sala del museo. Ho scelto quest’opera perché riesce sempre a commuovermi profondamente e ho pensato possa essere di conforto a molti di voi. 1) La modella è ritratta nel momento in cui, 2) dopo aver trovato una viola del pensiero tra le pagine di un libro che stava leggendo, 3) si abbandona col capo all’indietro sulla sedia su cui è seduta. 4) Improvvisamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime per il ricordo di una persona amata che sembra mancarle molto… per questo l’opera si intitola “Ricordo di un dolore”. 5) Ma se guardiamo bene, in questi occhi tersi di lacrime, si riflette una luce potente, è la luce della speranza che, anche nel dolore, si può intravedere. Per questo gli darei questo nuovo titolo: “Nel dolore, la speranza”.

 

By elena Zilio


Opera: San Sebastiano, Raffaello

 

Salve, sono Carlo di Biase lavoro come guida e collaboro con diversi musei nell’ambito di progetti di accessibilità per le persone sorde.

Il museo Accademia Carrara, col quale ho collaborato di recente, mi ha chiesto gentilmente di raccontare una loro opera in LIS.

Ho accettato con piacere la proposta e dopo attenta riflessione ho scelto un’opera legata al logo stesso del museo. La freccia di colore bianco su sfondo rosso con la punta rivolta verso il basso, presente nel logo, richiama difatti il quadro di Raffaello “San Sebastiano”.

In questo quadro San Sebastiano non ha le mani legate, ma tiene in mano una freccia. Il logo del museo, come pure il segno nome in lingua dei segni, vogliono ricordare proprio la punta di questa freccia.

Il quadro è molto noto perché si differenza dall’iconografia tradizionale, che rappresenta il santo nudo, legato a una colonna, sofferente, con le carni lacerate da molte frecce, in uno scenario piuttosto drammatico.

Raffaello realizza un’opera totalmente diversa: San Sebastiano veste abiti signorili, finemente ricamati e indossa un mantello rosso. Ha un portamento raffinato e tiene in mano la freccia simbolo del suo martirio in modo elegante, come se scrivesse.

L’opera non è drammatica, al contrario trasmette la forza interiore del personaggio. Penso che possa fornire a tutti noi uno spunto di riflessione in relazione alla situazione attuale di quarantena.

Invece di vivere la condizione di isolamento forzato in maniera drammatica e depressa, dovremmo sfruttarla come occasione di introspezione, per approfondire e migliorare i rapporti familiari e arricchirci culturalmente, in modo da uscire da questa esperienza con una maggiore forza interiore.

By Carlo di Biase

 


 

 

Opera: San Girolamo di  Vincenzo Foppa

 

Occhi stanchi
Ecco come intitolerei questo dipinto se fosse un’opera d’arte contemporanea, perché il fulcro del San Girolamo di Vincenzo Foppa è tutto lì in quel rossore degli occhi dovuto all’aver meditato tutta la notte difronte al crocefisso, alla verità di quel volto contrito e stanco, illuminato dalla luce radente dell’alba filtrante dallo sperone roccioso che circonda la figura del santo, rimarcando nelle sue asprezze rocciose e nelle spigolosità dei panneggi la durezza dell’autentica vita cristiana. Sono un cristiano in ricerca della fede, ma l’intensità di quest’opera mi respinge e attrae allo stesso tempo. Amo l’uso della luce che fa il Foppa che, accendendo da dietro la figura del santo lo mette in comunicazione con il corpo appena illuminato del Cristo e con la criniera del Leone, simbolo della regalità di Gesù. Tutti uniti nella sofferenza e pronti al risveglio dopo le tenebre che circondano l’uomo ma che non possono nulla difronte all’incedere della luce del nuovo giorno.

 

by Cristian Locatelli

 


 

 

Opera: Resurrezione di Cristo, Andrea Mantegna

 

Sono Martina Marchi, mediatrice culturale dell’associazione The Blank. Oggi vi parlo della “Resurrezione di Cristo” di Mantegna. La prima volta che lo vidi fu al museo con un’amica. La presenza di colori vivaci nelle divise dei soldati catturò la nostra attenzione. Ci avvicinammo e scherzosamente concordammo che i colori ci ricordavano le divise di calcio. Iniziammo a interpretare il quadro in chiave contemporanea e comica: il soldato sdraiato fu trasformato in un calciatore caduto – forse per finta, per un fallo – e Gesù in un arbitro esasperato. Ora, grazie al recente lavoro di restauro che ha restituito all’opera colori e dettagli, possiamo ammirare il quadro, un tempo ritenuto solo una copia del lavoro di Mantegna e perciò rimasto a lungo nel deposito del museo dell’Accademia Carrara. Grazie al dettaglio della croce in basso è si è appreso che l’opera fu tagliata a metà e l’altra parte del quadro è la “Discesa nel Limbo”, un dipinto di Mantegna di grande valore. Ora il riscatto è arrivato anche per questo quadro un po’ sfortunato: gli è stato attribuito il suo vero valore e può lasciarsi ammirare.

Il ricordo che è scaturito da quell’interpretazione un po’ comica mi ha permesso di raccontarvi di questo quadro ora, quindi lasciatemi dire: le opere d’arte oltre a stimolare la nostra immaginazione risvegliano la nostra curiosità e possono regalarci bei ricordi.

 

by Martina Marchi
Casa Carrara in lingua dei segni, grazie alla collaborazione con The Blank Contemporary Art


 

Opera: Il Canal Grande da Ca’ Foscari verso il ponte di Rialto di Canaletto (Antonio Canal)

 

IL LUOGO NEL CUORE

Amo Venezia. Da sempre. Quando ci metto piede vengo attraversata da un brivido di vitalità: mi sento nuova. Ecco perchè durante una visita guidata racconto con amore la veduta per eccellenza, il Canal Grande, del vedutista per eccellenza, Canaletto. Un cielo limpido, l’acqua oziosa, le gondole sapientemente digradanti verso il fondo, sempre più piccole, quasi calligrammi. La luce trasparente, che esalta e definisce ogni singola pietra, ogni modanatura delle eleganti facciate. Canaletto, dipingendo Venezia, ha creato l’idea stessa di Venezia. E ora che il museo è chiuso, i gondolieri cosa fanno? Posano il remo, si raccontano la giornata? Ricordo ancora l’emozione nel vedere questa stessa opera, ingigantita a tutta parete, nella clinica Humanitas Gavazzeni per il progetto “La cura e la bellezza”. Il Ponte di Rialto, così minuscolo nel quadro da confondersi tra gli edifici, si rivela invece perfetto in ogni pennellata. Le opere sono ancora lì, negli ambienti d’ospedale…mi consola che tale bellezza possa offrire a qualcuno anche solo un attimo di conforto.

 

By Valentina Ronzoni

 


 

Opera: Madonna con Bambino di Jacopo Bellini

 

Buongiorno a tutti, oggi vi racconto la mia opera preferita della Carrara, la Madonna con Bambino di Jacopo Bellini, esposta nella prima sala del Museo.

La delicatezza e la trasparenza dei colori mi trasmettono un senso di infinita leggerezza, difficile da descrivere.
Proverò a farlo con una piccola poesia..

Sospesi in un tempo eterno
In un attimo eterno e sospeso,
il bambino è seduto,
posato,
sulla mano della Madre.
Pelle di cipria,
guance di rosa
e dolcezza infinita.
Le lunghe dita sorreggono il corpo sottile del Figlio
che, leggero come piuma di angelo,
allunga il piccolo indice verso un usignolo dal melodioso canto.
Se porgiamo l’orecchio possiamo quasi sentirle, quelle note d’amore,
generatrici di vita,
che uniscono,
come filo invisibile,
la Mamma al suo Bambino.
Insieme a loro,
entriamo nel Mistero.
Sospesi in un tempo eterno
di bellezza
e amore.


 

 

Opera: Madonna che allatta il Bambino di Maestro bramantesco (Bernardino Bergognone ?)

 

Mi chiamo Lorenzo Nizzi Vassalle, il mio nome segno è “Lorenzo”, sono mediatore culturale di The Blank Contemporary Art.

Ho scelto il quadro “Madonna che allatta il Bambino” realizzato da Bernardino Bergognone all’inizio del 1500. Ho scelto questo quadro poiché rispecchia la situazione attuale della quarantena. La Madonna dà il latte al Bambino mettendo in atto un “contatto sociale” e un rapporto umano, in questo caso con il figlio. Sullo sfondo si vede anche la città, vuota come lo sono adesso quelle italiane: la quarantena ha portato a uno svuotamento delle città, che appaiono così come nel quadro. Si vede anche un albero, che sembra essere il simbolo della primavera che sta per iniziare, proprio come nella realtà di oggi.

Guardando questo quadro provo quindi un forte senso di empatia, il quadro mi trasmette una grande positività.

 

by
Lorenzo Nizzi Vassalle

 

Casa Carrara in lingua dei segni, grazie alla collaborazione con The Blank Contemporary Art

 


 

Opera: Madonna in preghiera di Sassoferrato (Giovan Battista Salvi)

 

Buongiorno a tutti!

Sono Anna, educatrice museale dell’Accademia Carrara di Bergamo. Continuando l’iniziativa Casa Carrara vi invito oggi a casa mia per raccontare una delle mie opere preferite nel nostro museo.

Ho scelto la tela di Giovan Battista Salvi detto Sassoferrato “Madonna in preghiera”

Questa opera si trova nella sala 19.

Il quadro non lascia mai indifferenti le persone che entrano nella sala e attira subito la loro attenzione. Guardandolo mi fa sentire la profonda concentrazione di questa donna che sta pregando. Non si sente la paura, non si sente il dolore ma solo una grande fede e silenzio.

Un contrasto forte tra lo sfondo nero e i colori accesi , la luce e l’ombra, la precisione delle linee, creano una sensazione dell’immobilità quasi scultorea di una preghiera eterna.

Nel momento cosi difficile di oggi ci da le forze per andare avanti perché sappiamo che con grande amore la Madonna prega sempre per noi e con noi.

 

by
Anna Gribko

 


 

Opera: Madonna che allatta il Bambino di Maestro bramantesco (Bernardino Bergognone ?)

 

Le anatre della roggia

In fondo, è ancora un mercoledì di inverno. Ne sono già passati altri da quando, nei giorni del Carnevale, abbiamo dovuto rallentare e poi fermarci. Penso a tutte le volte in cui, in questi giorni, mi sono affacciata a guardare la strada. Non vedo facilmente le anatre sulla roggia che viene dal Serio e che costeggia silenziosa la zona rossa. Se la seguo, mi porta al borgo che conduce all’Accademia in cui c’è un dipinto che amo e che in questi giorni  forse più che mai ci riguarda. Ci porta anche, con un filo teso fino a Lodi, fino al suo Tempio Civico dell’Incoronata. Vedo un’eco del suo Bergognone, dei suoi incarnati grigi, della sua gamma ristretta di colori che basta a creare un paesaggio familiare. Vedo un volto di donna che ho già visto da queste parti e le anatre che solcano, finalmente leggere, il rivolo d’acqua.

 

By

Rita Ceresoli

 


 

 

Opera: Trionfo della Castità – Scheggia (Giovanni di ser Giovanni)

 

Ciao a tutti e bentornati sulla nostra rubrica Casa Carrara!

Io sono Maddalena, una delle guide del Museo, e ho scelto di raccontarvi una delle opere che più mi ha colpito quando ho visitato per la prima volta l’Accademia Carrara. Si tratta del “Trionfo della castità”, una piccola tavola in legno, dipinta da Giovanni di Ser Giovanni Cassai, conosciuto da tutti come Lo Scheggia, forse proprio per la sua corporatura minuta e la sua velocità nel lavoro.

Ho osservato a lungo i volti dei numerosi personaggi dipinti, che rivolgono tutti lo sguardo nella stessa direzione, al di fuori dello spazio del dipinto. Mi sono chiesta cosa stiano guardando, ma posso solo immaginarlo. Probabilmente è un frammento, abbiamo un pezzo mancante. Sta succedendo sicuramente qualcosa di importante. O forse attendono l’arrivo di qualcuno? Tutti indossano abiti eleganti e sembrano attentissimi.

Pellicce, tessuti damascati, dettagli in oro…il pittore ha descritto con molta attenzione gli abiti d’alta moda dell’epoca. Tante figure, molti dettagli ma…io conto solo cinque colori!

 

Una preziosa lacca rossa,

un dolce rosa chiaro,

una terra bruna,

un giallo oro,

un nero profondo,

si alternano a ritmo, come una musica che scorre…

 

Provate ad immaginare come continua la scena… stanno forse tutti aspettando di fare la spesa?

Scaricate il PDF #CHESUCCEDE e fateci vedere cosa guardano i personaggi nei vostri disegni!

 

by Maddalena Lusso

 



Opera: Tre Crocifissi – Vincenzo Foppa

 

Vincenzo Foppa e La Società del Giardino di Milano

Il dipinto, che sta in Sala 1 sulla parete di sinistra, è una delle testimonianze più forti del Rinascimento lombardo in Carrara.

Mi piace molto perchè mi ricorda quella volta che, giovanissima e ancora nella “vecchia” Carrara, in visita guidata mi trovai ad accompagnare i membri della Prestigiosa Società del Giardino di Milano nata nel lontano 1783 e che è uno dei dieci Circoli più antichi al mondo.

Il dipinto è un’immagine devozionale di straordinaria potenza che per essere apprezzato al meglio va osservato da una posizione ribassata, in pratica in ginocchio come quando si è in preghiera.

Da quel punto di vista si scorgono la prospettiva di gusto nordico usata per il paesaggio e la regolarità, all’italiana, della costruzione prospettica dell’ambiente in primo piano dove stanno Cristo e i ladroni. Lì sotto l’arco trionfale all’antica e nella perfetta resa dello spazio Cristo è in agonia privo del conforto di Maria, della Maddalena e di S. Giovanni.

Lì davanti, quella volta, il decano della Società del Giardino poggiandosi al bastone non temette di inginocchiarsi per meglio apprezzarne la prospettiva e la cubatura.

Meraviglie del Rinascimento.

 

by Clelia Epis

 


 

Opera: Ritratto della figlia Irene – Cesare Tallone

 

La noia di Irene 

Ciao a tutti, sono Laura, un’educatrice museale dell’Accademia Carrara, oggi casa mia diventa: casa Carrara! L’opera che vi racconterò è un’opera dell’artista Cesare Tallone che fu, pensate, anche direttore della scuola d’arte dell’Accademia Carrara. 

L’opera si intitola: ‘ritratto della figlia Irene’ e si trova nella sala 26. Ho scelto quest’opera perché mi ricorda la mia bambina, soprattutto in questi giorni, in cui anche lei è spesso  nella stessa posa annoiata nella quale viene ritratta Irene. Il pittore ritrae la figlia a figura intera, come era solito fare e incastona la figura umana tra due nature morte: un mazzo di rose e un mucchietto di ciliegie! Speriamo di poter presto tornare anche noi a sentire il profumo delle rose e a raccogliere ciliegie….a presto!

 

by Laura Zambelli

 


Opera: Nascita di Maria – Carpaccio


Care visitatrici e cari visitatori virtuali, vi accolgo a casa mia, che per sessanta secondi diventa Casa Carrara un luogo di incontro in cui le opere parlano attraverso le emozioni di chi le racconta.

Io sono Lucia e sono responsabile dei servizi educativi del Museo; ho scelto la tela di Carpaccio dal titolo Nascita di Maria. Questo dipinto riesce a catturare la mia attenzione ogni volta che lo vedo e in questi giorni lo sento vicino perché mi trasmette una bella sensazione di quiete.

All’interno di questa casa veneziana del 400 è successa una cosa molto bella: è nata una bambina. La neomamma, sdraiata sul grande letto a baldacchino, si riposa per quaranta giorni, mentre i familiari si prendono cura di lei. È una scena di un’epoca lontana ma che parla un linguaggio che conosciamo: quello dell’affetto.

E voi avete un’opera che vi emoziona?

 

by Lucia Cecio